Mufasa

Da qualche tempo un mio amico ha iniziato a chiamarmi Mufasa. Secondo lui ho la capacità di parlare d’amore, dando anche consigli importanti, senza risultare antipatico, spocchioso o presuntuoso. Un atteggiamento scevro di quell’altisonante consapevolezza empirea e su carta superiore con cui magari ti parla un professionista della mente, o di quell’affetto con cui ti ascolterebbe e consiglierebbe un fratello, un amico vero, una persona coinvolta emotivamente con te. Una sorta di onestà intellettuale con la quale mi metto sempre nei panni di entrambi e analizzando i sentimenti più semplici riesco a far fare il passo giusto verso l’altra persona, o aspettare che lo faccia lei. Mufasa è saggio, è buono, è protettivo, vede davvero le cose come stanno e sa sempre qual è la cosa giusta da fare, o da non fare. Mufasa riporta l’equilibrio, Mufasa resetta.

Ora lui mi chiama Mufasa, ma da sempre le persone a cui voglio bene si sono rivolte a me per questioni di cuore, amicizia, legami di qualsiasi tipo, anche lavorativi. Possiede una maturità nell’interagire con l’essere umano introvabile, qualcuno disse di me.

E’ vero. Non ho mai chiesto consigli a nessuno, al massimo mi sono sfogato, ho raccontato, ho letto le impressioni degli altri per avere conferma delle mie certezze, che peraltro, in quanto tali, non è che ne avessero bisogno. Me la sono sempre cavata da solo, in tutto.

Ma la verità è che i super poteri non esistono, esistono le attitudini, eccellenti e magnifiche, rare e introvabili, ma pur sempre attitudini. Ti aiutano e ti portano avanti a tutti. Perché se sei ricco, puoi essere generoso quanto vuoi, ma i soldi li spenderai soprattutto per te, per la tua soddisfazione. Le qualità umane che possiedi, smisurata ricchezza, funzionano allo stesso modo: le metti sì a disposizione degli altri, ma sei soprattutto tu a beneficiarne.

Arriverà però quel momento in cui tutta la tua saggezza varrà zero, perché irrealizzabile. Tutti i “cambia luoghi, cambia posti, cambia ambiente, altrimenti non ne uscirai mai” non avranno senso, tutti i “il tempo rimetterà a posto le cose” non funzioneranno perché il tempo non si può gestire se qualcuno ha il potere di congelare il tuo. I tuoi “c’è un patto non scritto con la correttezza che vedrai ti tornerà” sarà uno zerbino d’ingresso atrio per l’ego di chi quel patto non lo onorerà mai. Arriverà il momento in cui il limite delle tue ricchezze si manifesterà, e potrà farlo solo verso di te, essendo tu tra i pochissimi a possederle, e quindi a percepirne l’ormai evidente inadeguatezza.

Mufasa, a un certo punto avrà bisogno di un altro Mufasa, che avrà bisogno a sua volta di un altro Mufasa ancora. Ma il problema dei numeri primi è che…

Dalla savana è tutto, a voi vita.

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Mi dà un senso di libertà.

Sto guardando un film in cui due ragazzi sui trent’anni che si sono appena conosciuti hanno siglato un accordo di lavoro di una certa importanza, vanno a cena e si raccontano. Poi lei, molto intraprendente e vivace, porta lui sul tetto di un grattacielo, si sdraiano a testa in su e gli dice “quando là sotto diventa tutto troppo pesante vengo qui su, è uno dei pochi posti di New York da cui si vedono le stelle. Mi dà un senso di libertà.”

Ecco, è tutto qui. La libertà.
Soldi, lavoro, amore, luoghi non hanno senso se perdi la sensazione di libertà. Siamo tutti schiavi di qualcosa o di qualcuno, e tutti alla ricerca inconsapevole di libertà. Il successo nel lavoro porta libertà di gestirti il tempo e fare quello che vuoi, i soldi libertà di acquisto e di indipendenza, l’amore libertà di essere se stessi con un altro essere umano, cosa che da non innamorati non faremmo.

Cerchiamo la libertà, perché è solo da liberi che possiamo scegliere davvero. Se al ristorante ti portano un menù e ti dicono che sono rimasti solo due piatti, ti senti costretto a scegliere tra quei due, e sicuramente una cosa indisponibile attirerà di più la tua attenzione.
In un paese di poche centinaia di persone ti sentiresti costretto a scegliere l’amore tra quelle poche che lo popolano. Poi magari lo trovi anche lì, così come al ristorante potrebbe farti impazzire proprio uno di quei due piatti rimasti disponibili. Ma se così non fosse, se la persona con cui dovessi impegnarti nel piccolo paesino dovesse sembrarti ottusa, limitata, diversa da te e quindi per un qualsivoglia motivo incompatibile, per scegliere saresti costretto a cambiare posto.

Vedi? Quanto è importante la libertà di poter dire “me ne vado, cambio città, cambio lavoro, cambio persona”? Non ha prezzo. La libertà di scegliere non ha prezzo, la libertà di andare dove si possa scegliere non ha prezzo. Con tutti i soldi del mondo non è detto che si ottenga la libertà di fidarti di chi ti sta intorno. Anzi, semmai i soldi quella libertà te la tolgono. E se non ti fidi più dei tuoi amici, dei tuoi collaboratori, dei tuoi soci, delle tue amanti, fidanzate, mogli, sarà difficile tu dorma tranquillo.
Ecco, la libertà di dormire sereno. Impagabile, senza prezzo.

Se un piatto non ti piace, lascialo. Se una canzone non ti emoziona, skippa la playlist. Se una persona ti sta annoiando, cambia discorso. Se un libro non ti coinvolge, passa a un altro. Se nel posto dove sei stai male, anche se è il posto dove vorresti essere da 10 anni, vai via, non è più il posto tuo, anche dopo un minuto che sei arrivato.
E’ la promessa che ho fatto a me stesso e che rispetterò a qualsiasi costo.

Quanto ci mettiamo a dire “qui sto proprio bene” o “con te sto benissimo”? Ecco, quello è il goal, l’obiettivo. Tutto il resto è tempo che restituiamo all’amministratore divino che ce l’ha concesso alla nascita.

Ho perso il filo, perché nel frattempo i due del film ovviamente si sono innamorati e scopano come animali, e come tutti i film che capitano al momento giusto in 20 minuti ti mostrano al meglio il meglio della storia che stai attualmente vivendo nella tua vita, e se prima del film eri già coinvolto alla fine saresti disposto a tutto per amore.

La libertà è l’unica cosa da perseguire per ottenere tutto il resto. Se tutti fossimo davvero liberi sarebbe un mondo perfetto. Quindi smettiamola di cercare cose che ci ingabbino. Che per quanto grande possano essere rimarranno sempre gabbie. Se mettessero una gabbia lungo tutto il perimetro del nostro paese ci sentiremmo in gabbia anche se all’effettivo non cambierebbe quasi niente nelle nostre vite.

L’unica cosa che possediamo di diritto è il tempo, l’unica cosa che rimpiangeremo il giorno in cui esaleremo il nostro ultimo respiro sarà il tempo perso. L’unica cosa che ci restituisce il tempo che ci è dato di diritto alla nascita è la libertà. Il tempo da spendere come scegliamo di fare, non come decide qualcun altro. Gli unici che potranno prendersi il nostro tempo saranno i nostri genitori quando loro non ne avranno quasi più e avranno per forza bisogno del nostro. E in fondo, sono loro l’amministratore divino che ce l’ha concesso mettendoci al mondo. Allora capiremo quanto ne avremo sprecato, e quanto su certe cose avevano tremendamente ragione.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Il salto, non il passo.

Qualche giorno fa una persona con la quale da tempo sono amico su facebook mi commenta un post su un libro. Poco tempo dopo mi scrive che avrebbe piacere di incontrarmi, di fare due chiacchiere, di bere qualcosa con me, per il semplice gusto di conoscermi. Le chiedo cosa l’avesse spinta verso questa coraggiosa richiesta, e lei mi risponde che io le ho dato sensazioni positive anche solo con i miei post, con le mie risposte, con quello che comunico. Le chiedo anche come mai ora, come mai non prima visto che siamo amici virtuali da anni, sebbene non ci fossimo mai scritti. Lei mi risponde che è terminale, che ha due mesi, e di fronte alla mia incredulità per avermi confessato una così importante intima verità mi risponde:

“Perché nella vita bisogna imparare a circondarsi delle persone giuste, che ti trasmettono quello che sanno e che hanno imparato, che abbiano qualcosa da dire, che prendano posizione. Il pensiero comune è di avere “tutta la vita davanti” e tutto il tempo per poter fare il passo, qualsiasi esso sia. A volte non è così. E quando non è così devi fare il salto e non il passo“.

Ieri ho incontrato questa persona. Abbiamo camminato, riso, ci siamo pizzicati, presi in giro, abbiamo fatto ironia su qualsiasi cosa, compreso il suo stato di salute, senza mai entrare nel dettaglio.

Senza conoscermi mi ha salutato con un abbraccio che ha richiesto molto più tempo del previsto, e molta più forza, e molta più intimità. In quell’abbraccio ci siamo trasmessi la vita, tutta la vita che lei vorrebbe e che sa, o crede, di non avere più a disposizione, che è entrata dentro di me prendendo a frustate tutto ciò che dovrei dire, fare, completare, ma che poi per un motivo o per l’altro è rimasto soffocato nella mia di vita talvolta pigra, timida, insicura.

Ho scritto questo post perché porca puttana quanto un abbraccio tra due persone possa diventare uno scambio di vite solo dio lo sa, ed è giusto che sia scritto da qualche parte che poche ore fa avrei voluto versare tutte le lacrime del paradiso, per una persona che ho appena conosciuto e che con la semplicità di due battute ha scomposto tutti i tasselli del domino della mia esistenza, quei tasselli perfettamente sistemati per dover crollare con effetto a catena quando l’avrebbe deciso il mio tempo.

Ma lei ha deciso che erano sistemati male, e ha mischiato tutto.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Il triangolo delle bermud?

Capita di incontrare delle persone che ci illuminino, che ci facciano brillare della loro luce e immediatamente scopriamo un mondo fino a quel momento in ombra. Non mi riferisco all’amore, bensì a quelle persone che piombano all’improvviso nella nostra vita e che iniziamo a stimare come eccellenze nella brillantezza di quello che fanno e che sono.

Da lì in poi ogni loro parola, post sui social, commento degli altri nei loro confronti, ogni loro presa di posizione, sembra quella giusta. Quella che una mente eccellente come la loro ha ragionato e consapevolizzato in pochi istanti, a dispetto della nostra che ci avrebbe messo molto di più. Quindi quando si esprimono gli dai ragione praticamente a propri, ancora prima di farti un’idea tua. Che poi a che serve se loro che sono sempre nel giusto hanno già ragionato per te? Puoi prepararti una vellutata di fagiolini e patate nel frattempo che loro capiscano quale sia la cosa giusta da dire o pensare, almeno domani te la porti al lavoro evitando di spendere 11€ di pranzo, che tanto nemmeno ti danno i buoni pasto.

Succede anche che quelle stesse persone siano umane come te, e abbiano le loro debolezze, esperienze e percorsi che le portano a essere ben lontane dall’idealizzata perfezione che vuoi attribuirgli a tutti i costi, probabilmente per alleggerirti la coscienza dalla responsabilità di dover fare o pensare qualcosa di tuo.

Per esempio, anni fa ho smesso di mangiare la carne, ma non perché povere bestie come vengono trattate non lo sai, cioè sì, anche per quello, ma soprattutto perché ho capito informandomi approfonditamente che è la prima causa di inquinamento. E quindi le piogge scarse, l’aria sporca, le malattie per le polveri sottili, la neve che non c’è più, il caldo atroce, l’ozono… tutti motivi per cui un ignorante con un retaggio culturale estremamente radicato potrebbe non vedere o non sapere, o non voler sapere e che per ora sembrerebbe tollerabile, sebbene secondo la scienza gli allevamenti intensivi abbiano già procurato troppi danni per poter recuperare la salute del pianeta. Oppure uno stronzo, ecco, uno stronzo può sbattersene, tanto è uno stronzo, chi gli dice niente?

Ma quelle menti eccelse, quei talvolta giornalisti/opinion leader/manager/direttori che stimi e condividi i loro contenuti appena gli casca anche per sbaglio un dito sulla tastiera e postano una serie di caratteri a caso su twitter, quelle persone lì che sono in grado di intervenire con poco sforzo anche sui tuoi gusti musicali, che ti aprono i mondi della conoscenza, dell’opinione, del sapere… perché se ne fottono? Non ti danno motivazioni plausibili quando gli chiedi perché. Ti dicono cose “tanto di qualcosa dovremo pur morire”, e tu gli rispondi “sì, ma non è come il fumo che nuoce solo a te stesso, mangiare carne nuoce a tutti, al prossimo oltre a te stesso”, e da lì la mente eccellente affoga nell’egoismo di una risposta comoda, che serve solo a fugare una qualsiasi ulteriore ipotesi di confronto.

Comunque questo post non nasce per parlare della carne, bensì perché una di quelle menti che consideravo eccelse e infallibili ha appena scritto su facebook che Cesare Cremonini è sopravvalutato come cantautore, e io mi sento perso come un grido d’aiuto nel triangolo delle bermude. BERMUDE, non BERMUDA. Sappiatelo.

 

a-physicist-debunks-the-biggest-myth-about-the-bermuda-triangle

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Non amo le platee

Non amo le platee. Ci pensavo poco fa, tornando col pensiero a un mio conoscente che apriva sempre lo sportello alle ragazze. Lo facevo anch’io, ma per non dare risalto a quell’attenzione così apprezzata, nel mentre parlavo, cercando di distrarle affinché se ne rendessero conto solo una volta salite. Lui invece rendeva il gesto molto teatrale accompagnandolo con un autocompiacente sorrisone, seppur gradevole e gentile, come a dire “prego, si accomodi”.

Non amo le platee. Quando a calcio faccio un bel gol, non esulto, prendo chi mi ha passato il pallone, lo porto sotto i tifosi e lo indico, come a dire “il gol lo ha fatto lui”.

Non amo le platee. Se al liceo avevo subito la risposta a una domanda difficile del professore, aspettavo qualche istante, per far vedere di averla cercata, ragionata e poi trovata.

Non amo le platee. Ogni volta che ho ottenuto un buon risultato ho sempre sminuito evitando i complimenti, soprattutto quelli dei miei genitori. Mi hanno sempre, terribilmente, imbarazzato.

Non amo le platee, tanto che quando dico qualcosa di inopinabilmente giusto, poi volontariamente dico sempre qualcosa di stupido. Come se non reggessi la responsabilità dell’ammirazione altrui, come fosse ingiusto l’abbia io e non qualcun altro meno fortunato.

Non amo le platee, eppure guarda che lavoro son finito a fare: il dj, il presentatore, la radio, la televisione.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Musica.

Una volta ci si innamorava di un cd sentito a casa di un amico che, grazie a un articolo su un magazine specifico, aveva saputo dell’ultima pubblicazione di un artista o gruppo. Allora si andava al negozio della città e lo si comprava. Era bello anche comprare i cd viaggiando, nelle grandi catene come Tower, Virgin, HMV, o meglio ancora, nei negozi di dischi usati, dove spulciavi cartoni impolverati mezz’ora e poi trovavi esattamente il disco che cercavi in ottime condizioni per 4.99£, con il price-tag ancora giallo.
Ascoltavi di nuovo quell’album che ti aveva rapito, innamorandoti prima di una canzone, poi dell’altra, e così via per settimane, e se l’album fosse stato bello davvero ti saresti innamorato di ogni canzone.
Incontrando gli amici poi capivi da quanto l’avessero comprato a seconda della canzone di cui fossero innamorati in quel momento.

– Ma hai sentito la 5? Ora non mi ricordo come si chiama, ma è bellissima!
– Si chiama Nothingman, è stupenda, ma hai sentito Immortality?

Oggi ho ascoltato il nuovo album di una tra le mie band preferite da 20 anni. 3 brani belli, e 8 “tamponi”.
Sempre più spesso la musica è diventata tracce, e non più canzoni.
E allora riprendi uno di quegli album acquistati chissà quando e chissà dove, lo fai suonare un po’, e il presente diventa più bello.
Per la musica, e anche per tutto il resto.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Non è un paese per giovani, ma solo un paese demmerda.

Oggi mi sono ritrovato per l’ennesima volta a Equitalia. Ancora una volta per dimostrare che non sono mai stato proprietario di un passo carrabile per cui mi si richiede il pagamento di una tassa. Poca roba, un migliaio di euro pagati anni fa, qualche centinaio oggi. Ho dovuto pagare avvocati per uscirne, perdere il mio tempo per chiudere la storia. E adesso ricomincia tutto da capo. Devi pagare per dimostrare che non devi pagare, devi perdere tempo per sperare di non perdere tempo. Equitalia è partecipata al 51% Agenzia delle Entrate e al 49% Inps. Insieme a me in fila tanta gente con problemi simili: nella maggior parte dei casi che non li riguardano o tuttalpiù già risolti, e da risolvere di nuovo. Nel frattempo nella mia città, Roma, gente abbiente che patteggia per poche migliaia di euro le centinaia di migliaia di tasse non pagate. E’ sempre la stessa storia, sempre i soliti discorsi, sempre la solita merda. Una merda che abbiamo voluto noi. Equitalia l’ha fatta chi abbiamo votato noi, questo strapotere che si ritrova lo stato di togliere al povero per dare al ricco glielo abbiamo dato noi, con i nostri voti, con le nostre discussioni, con la nostra ignoranza.

Questo è un paese buono solo per chi se ne va e ci torna in vacanza, per il resto non è un paese per vecchi perché non c’è pensione, non è un paese per giovani perché non c’è lavoro né alcun tipo di tutela, non è un paese per bambini, muoiono in ospedale perché un medico trentenne frustrato da una crisi insostenibile commette distrazioni inesorabili; lo stesso trentenne ha un genitore a carico che sta male e non ha i soldi per pagargli le cure, e lo stesso genitore vorrebbe togliersi di mezzo ma non può perché l’eutanasia è illegale. Non è un paese per nessuno, è solo un paese demmerda, perché lo abbiamo voluto così.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento